Connettività ultra‑veloce, infrastrutture verdi e nuovi posti tecnologici: le città che stanno cambiando pelle (e stile di vita)
L’idea di una “smart city”—una città che unisce sviluppo, valori sociali, efficienza e qualità della vita grazie ai dati e alla digitalizzazione—non è più solo uno slogan. Ma quanto davvero queste città offrono migliori opportunità per i residenti? E qual è la città europea che guida la classifica con uno sguardo al 2025/26? Il report ProptechOS “Smart City Index 2025” individua le realtà urbane più pronte al futuro e in Italia pone le basi per un confronto che va oltre i numeri.
I criteri che definiscono una smart city oggi
Una città è “smart” quando riesce a unire tecnologia, sostenibilità e opportunità occupazionali in un sistema integrato. Nel report 2025 di ProptechOS, sono stati utilizzati 17 indicatori raggruppati in tre macro‑aree: infrastruttura tecnologica e connettività, infrastrutture verdi e mercato del lavoro tecnologico.

Nell’area della connettività si considerano dati come la velocità media di download, la copertura 5G per operatore, la densità di aziende IA e IoT ogni 100.000 abitanti. Per quanto riguarda le infrastrutture verdi, tra i parametri figurano la qualità dell’aria, la perdita o guadagno di alberi su dieci anni, il numero di stazioni di ricarica per veicoli elettrici, edilizia certificata LEED. Infine, sul fronte occupazione, si valuta quanti lavori tecnologici sono promossi nel mercato locale, e quanti posti disponibili per abitante.
L’approccio adottato riflette le linee guida della Organisation for Economic Co-operation and Development (OCSE) per le “Città intelligenti e crescita inclusiva”. Ciò significa che non si guarda solo alla tecnologia fine a sé stessa, ma all’impatto reale per i cittadini: accesso alle reti, mobilità sostenibile, occupazione qualificata, ambiente urbano fuori dalla crisi. Per esempio, secondo il report una città non è smart solo per avere molti hotspot WiFi se poi mancano i trasporti pubblici o se l’area è residuale rispetto alla crescita reale.
Chi si distingue nella classifica
In questo contesto, il ruolo della connettività emerge come base: senza rete veloce e infrastruttura digitale, gli altri tasselli – mobilità intelligente, manutenzione predittiva, servizi urbani in tempo reale – restano lontani. Ma la rete da sola non basta: serve un ambiente urbano che sappia accogliere l’innovazione, che abbia spazi per le start‑up tecnologiche, che investa nelle “intelligenze” non solo nei dati. Ed è qui che molte città europee stanno facendo un salto. Nel 2025, infatti, diverse capitali nord‑europee si distinguono per la densità di aziende IA e IoT per abitante, segno che il futuro smart è anche una questione di ecosistema imprenditoriale.
L’Italia parte in ritardo, ma non è ferma: molti comuni investono in sensoristica ambientale, mobilità elettrica, efficienza energetica. Il vero nodo resta il passaggio dalla sperimentazione alla scala urbana. Le città che saranno davvero “smart” nei prossimi anni saranno quelle capaci di tradurre infrastrutture e dati in servizi concreti, misurabili e utili per i cittadini.
I protagonisti del ranking 2025 e cosa cambia per i residenti
Secondo il ranking europeo stilato da ProptechOS, la capitale francese Parigi si conferma in vetta per il secondo anno consecutivo, grazie a un punteggio complessivo molto elevato e a un forte dominio nelle tre macro‑aree. In particolare, Parigi eccelle nella connettività, con una copertura 5G del 99,9 % della popolazione, e un numero molto elevato di aziende IA (666) e IoT ubicate sul territorio.
Subito dopo troviamo città nordiche e olandesi che, pur non avendo la dimensione di Parigi, puntano fortissimo sulla sostenibilità e sulla qualità urbana. Sul versante occupazione tecnologica emerge la capitale portoghese Lisbona, con circa 130 posti di lavoro nel settore tech ogni 100.000 abitanti, il numero più alto tra le capitali europee.
Se guardiamo agli Stati Uniti, la città che guida il ranking “smart” 2025 è Atlanta, che supera realtà tradizionalmente tecnologiche della West Coast. Il primato di Atlanta si deve a infrastrutture digitali solide, forte densità di aziende IA/IoT e politiche urbane “smart corridor” basate su dati.
Come è vivere in una città smart
Ma cosa significa tutto questo per chi vive in una città “smart”? Significa pratiche come: traffico gestito in tempo reale, illuminazione pubblica modulata, edilizia efficiente, monitoraggio ambientale puntuale, lavoro qualificato vicino a casa. Per esempio, Parigi non è solo veloce in rete, ma raccoglie dati sul rumore, sulla qualità dell’aria, sulla mobilità urbana e li integra nei servizi.
Nel contesto italiano, la riflessione che emerge è doppia: da un lato la consapevolezza che non basta dichiararsi smart city, dall’altro la necessità di investire non solo sulla tecnologia, ma sulla capacità delle istituzioni locali di governance, sul coinvolgimento dei cittadini, sulla formazione e sull’occupazione. La vera sfida per le città del nostro Paese sarà trasformare gli slanci digitali in miglioramenti tangibili della vita quotidiana, soprattutto in ambiti come mobilità, energia, istruzione e lavoro.
