Ospedali intelligenti o caos digitale? Il bivio della sanità italiana nel 2026

Tecnologia e sanità

Nel 2026 la sanità subirà delle svolte tecnologiche-adbve.it

Franco Vallesi

Novembre 11, 2025

L’innovazione digitale nelle strutture sanitarie italiane prende slancio grazie al PNRR, ma servono regia unica, fondi stabili e formazione per non perdere il treno

La trasformazione della sanità italiana è già cominciata, ma non è uniforme, né garantita. Il White Paper 2025pubblicato da Anitec-Assinform, l’associazione di Confindustria che riunisce le imprese del settore ICT, fotografa un settore in pieno fermento, spinto dagli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ma ancora impantanato tra burocrazia, divari regionali e carenza di regole comuni.

Il documento individua una serie di priorità operative, tra cui spiccano la necessità di una regia nazionale forte, interoperabilità dei sistemi, fondi strutturali e una visione di lungo periodo che possa rendere la sanità digitale qualcosa di più di una sperimentazione temporanea. Intanto il comparto cresce: nel 2024 il valore del mercato ICT sanitario ha raggiunto 2,47 miliardi di euro e si stima che salirà a 2,93 miliardi nel 2026. Ma le tecnologie da sole non bastano. Senza un’infrastruttura coerente e una cultura digitale condivisa, l’innovazione rischia di rimanere una serie di isole scollegate, incapaci di produrre benefici reali per cittadini e pazienti.

AI, cloud, fascicolo elettronico: tecnologie già presenti ma non ancora connesse

La vera rivoluzione digitale in corsia passa da strumenti già in uso, ma ancora frammentati. Tra i progetti più avanzati ci sono il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, la Piattaforma Nazionale di Telemedicina, e l’avvio di un Ecosistema Dati Sanitari che promette di integrare ospedali, medici, pazienti e laboratori in una rete unica. Tuttavia, a oggi, solo il 44% dei progetti regionali risulta attivo nella cosiddetta componente semantica: ciò significa che i sistemi non sempre attribuiscono lo stesso significato ai dati, rendendo la comunicazione tra software sanitari imprecisa o impossibile.

Dati
Dati al sicuro nei cloud-adbve.it

È questo il nodo cruciale dell’interoperabilità semantica, spesso ignorato nel dibattito pubblico ma indicato dagli esperti come il tallone d’Achille della sanità digitale. Non basta che i dati viaggino: devono essere compresi nello stesso mododa tutti i sistemi informatici coinvolti. Senza una lingua comune tra le Regioni, la medicina digitale rischia di rimanere un mosaico di esperienze isolate. L’intelligenza artificiale, dal canto suo, sta già dimostrando la propria efficacia in diversi ambiti: dalla diagnostica predittiva alla gestione delle liste d’attesa, passando per l’analisi dei referti e la personalizzazione delle terapie.

Il problema è che queste tecnologie operano troppo spesso in ambiti chiusi, senza interoperabilità e con risorse distribuite in modo diseguale. Il risultato è un sistema in cui l’innovazione si muove più veloce della governance, con il rischio di creare nuove disuguaglianze invece di colmarle. È per questo che il White Paper sottolinea l’urgenza di standard aperti obbligatori, regole nazionali chiare sulla gestione dei dati clinici, e soprattutto una nuova stagione di formazione per il personale sanitario, ancora spesso impreparato a gestire strumenti avanzati.

Senza fondi stabili e semplificazione normativa, il rischio è la paralisi

L’entusiasmo delle aziende non basta a coprire i limiti di sistema. Secondo il documento di Anitec-Assinform, oltre un terzo delle imprese del settore non ha mai ricevuto finanziamenti per progetti di sanità digitale. E il 73,9% segnala che la burocrazia normativa frena l’uso dei dati clinici. Il mercato c’è, la domanda cresce, ma l’offerta pubblica resta lenta, schiacciata da procedure macchinose e da una cronica mancanza di coordinamento centrale.

È per questo che il White Paper propone la creazione di un fondo nazionale permanente per la sanità digitale, che possa garantire continuità ai progetti avviati con il PNRR anche dopo la sua scadenza. Il modello suggerito è quello del Value Based Procurement, un sistema di approvvigionamento che premia le tecnologie in base al valore clinico prodotto, non solo al costo iniziale.

Ma per mettere in campo un sistema così ambizioso serve una governance forte, in grado di superare la frammentazione attuale e imporre un’agenda condivisa. In parallelo, è necessario riconoscere che la vera ricchezza della sanità digitale sono i dati. Secondo le stime riportate nel documento, il settore sanitario genera il 30% dei dati prodotti nel mondo.

Se messi a sistema, possono diventare una risorsa straordinaria per ricerca, prevenzione e gestione delle emergenze. Ma senza investimenti nell’infrastruttura digitale, questi dati restano dispersi, difficili da utilizzare e ancor più difficili da proteggere. La sfida è culturale oltre che tecnologica: non si tratta solo di acquistare nuovi software, ma di cambiare il modo in cui si cura, si gestisce e si interpreta la salute pubblica. L’innovazione non è mai neutra: può migliorare il sistema oppure acuirne i limiti, a seconda di come viene gestita. E in un Paese che invecchia, con cronicità crescenti e personale medico sempre più sotto pressione, non c’è più tempo per ritardi o mezze misure.