Campi, droni e passione: perché migliaia di ragazzi under 35 tornano alla terra

Innovazione

I giovani stanno rivoluzionando il mondo agricolo-adbve.it

Franco Vallesi

Novembre 11, 2025

Dall’agritech alle imprese verdi, le nuove generazioni tornano alla terra con idee e tecnologie

Nel secondo trimestre del 2025, il numero di giovani occupati in agricoltura in Italia ha raggiunto quota 122mila, con un aumento del 15% rispetto al 2024. Lo segnala Coldiretti, citando una rielaborazione su dati Istat.

Si tratta di una crescita significativa, che conferma come il lavoro nei campi stia cambiando pelle. Non è più soltanto fatica e stagionalità, ma anche tecnologia, impresa e visione a lungo termine. I ragazzi e le ragazze sotto i 35 anni stanno riscrivendo il significato stesso di attività agricola, con nuove competenze, ruoli inediti e un approccio molto più imprenditoriale.

L’agricoltura cambia faccia: il boom dell’agritech e il ritorno dei giovani nei campi

Non si tratta solo di un ritorno romantico alla terra. Dietro questi numeri c’è un cambiamento strutturale che interessa tutto il settore agricolo. Secondo Coldiretti, l’aumento di giovani è strettamente legato all’evoluzione delle professionalità nel comparto: accanto al classico lavoro nei campi, crescono figure legate alla digitalizzazione e all’innovazione tecnologica.

Nel 2025 parlare di agricoltura significa anche parlare di data analyst agricoli, esperti in droni, consulenti per l’energia sostenibile, biotecnologi e specialisti in agricoltura di precisione. Un ecosistema nuovo, dove si incrociano green economy, automazione e sostenibilità ambientale. Il dato più interessante lo evidenzia il Censis, secondo cui il 73% degli italiani oggi considera il settore agricolo una vera opportunità lavorativa, anche per chi ha un percorso formativo legato alla tecnologia o alla scienza.

Raccolto
Come cambia il modo di lavorare la terra-adbve.it

Questo interesse ha anche un risvolto pratico: le aziende agricole guidate da giovani under 35 in Italia sono circa 50mila, con una concentrazione particolare in Sicilia (6.100 imprese), Puglia (5.000) e Campania (4.800). A sorprendere è soprattutto la produttività media, pari a 4.500 euro per ettaro coltivato, il doppio della media europea. A testimoniarlo è l’ultimo rapporto della Rete Rurale nazionale, che conferma come l’innovazione applicata alle colture, al ciclo produttivo e alla vendita diretta generi risultati concreti.

Dietro questi numeri, però, restano problemi noti: accesso al credito difficile, burocrazia opprimente, costi di avviamento elevati. Ma nonostante tutto, i giovani continuano a crederci. “I segnali positivi e la tenacia mostrata dai giovani agricoltori devono spingere l’Europa ad allentare una burocrazia che frena gli insediamenti agricoli”, ha dichiarato il segretario generale di Coldiretti, Vincenzo Gesmundo. Per il presidente Ettore Prandini, “i giovani dimostrano come passione e innovazione possano fare la differenza in un settore ancora troppo spesso considerato vecchio”.

In molte zone d’Italia, la figura dell’agricoltore si è trasformata: non più solo coltivatore diretto, ma imprenditore multifunzionale, capace di integrare agriturismo, energia da fonti rinnovabili, trasformazione alimentare e vendita online. L’agricoltura del futuro non è più un mestiere di ripiego, ma una scelta di vita consapevole, che guarda avanti, anche dove una volta si vedevano solo difficoltà.

Impresa, redditività e ostacoli: cosa cercano e cosa trovano i giovani agricoltori italiani

Se il lavoro dipendente cresce, ancora più rilevante è l’aumento di giovani che decidono di aprire un’impresa agricola. Un fenomeno che coinvolge quasi ogni regione, ma che trova terreno fertile soprattutto nel Sud, dove la terra costa meno, il potenziale turistico è alto e la voglia di restare o ritornare alle origini è sempre più diffusa.

Molti di questi ragazzi arrivano da percorsi scolastici diversi: laureati in scienze ambientali, agronomia, informatica, ma anche architettura o economia. Alcuni hanno scelto l’agricoltura dopo esperienze all’estero, altri dopo aver visto fallire un’impresa urbana. C’è un’idea trasversale che li muove: la voglia di costruire qualcosa di solido, autonomo, radicato nel territorio, ma anche aperto all’innovazione e alla vendita globale.

In numeri cosa è cambiato

I numeri sulla produttività media raccontano bene questo salto qualitativo. Secondo la Rete Rurale nazionale, le imprese guidate da giovani producono il doppio per ettaro rispetto alla media europea. Ma anche in Italia il confronto è impietoso: le aziende giovani sono spesso più efficienti, più reattive ai cambiamenti climatici e più aperte all’uso di tecnologie 4.0.

Tuttavia, la burocrazia continua a essere un muro difficile da superare. I fondi europei — come la PAC — non sempre arrivano in tempo o sono accessibili a tutti. L’accesso al credito è limitato da garanzie spesso fuori portata per chi parte da zero, e le difficoltà aumentano in territori dove le infrastrutture sono carenti. Eppure, nonostante gli ostacoli, i giovani continuano a scegliere i campi. Non solo per passione, ma perché intravedono una strada concreta, sostenibile, autonoma.

La figura dell’agricoltore imprenditore sta diventando una realtà tangibile. E se le istituzioni sapranno accompagnare questa energia nuova con strumenti adeguati, il settore agricolo potrà finalmente scrollarsi di dosso l’etichetta di comparto marginale e tornare al centro dello sviluppo italiano.